Noemi, tra rispetto e coraggio sul ring
- Noemi, tra rispetto e coraggio sul ring


- 10.11.2025
C’è qualcosa di silenzioso e determinato nel modo in cui Noemi Iuva parla del suo sport.
Non alza mai la voce, non cerca parole altisonanti: racconta i fatti con quella calma ferma che appartiene a chi ha già imparato che la boxe, prima di tutto, è disciplina.
Ha diciotto anni, ma nella sua voce si percepisce una maturità che di solito arriva molto più tardi.
Forse perché il ring insegna presto a conoscersi, a riconoscere il limite e a varcarlo con rispetto.
L’esperienza degli Europei U19 di Ostrava non è stata solo una competizione: è stata una tappa di crescita.
Un ottavo di finale vinto contro la Croazia, un quarto perso con l’Olanda, e nel mezzo la consapevolezza che ogni incontro lascia un segno.
«Mi ha migliorato», dice. Lo fa con semplicità, senza retorica, come chi sa che il miglioramento è un processo, non un trofeo.



Radici Ben Salde
Noemi è cresciuta in una famiglia dove la boxe è una presenza costante. Il padre, ex pugile di Ascona, le ha trasmesso l’amore per questo sport fatto di rispetto, misura e carattere.E accanto a lui, la madre Roberta – oggi presidente del Boxe Club Ascona – ha costruito un ambiente dove tecnica, dedizione e umanità convivono in equilibrio.
Nella nostra palestra, tra il suono ritmico dei sacchi e dei respiri, tra corde e guantoni, Noemi ha trovato il suo ritmo e la sua voce. La giovane Iuva è cresciuta osservando, poi imitando, e infine scegliendo con convinzione la propria strada.
In questi anni ha disputato campionati Svizzeri e internazionali, ha vinto, si è fermata per infortuni, ed è tornata più forte.Oggi guarda avanti: ai Campionati Svizzeri Elite, ai prossimi obiettivi europei e — perché no — a un sogno olimpico che inizia a sembrare meno distante.

La strada Giusta
Non cerca scorciatoie né applausi facili. Noi che la conosciamo vediamo la dedizione e il silenzioso impegno che la guidano ogni giorno. La sua determinazione è fatta di gesti precisi, di allenamenti costanti, di una normalità che diventa forza. E nel suo modo di raccontare la boxe c’è la stessa limpidezza che si trova nei luoghi dove tutto nasce: nella palestra di Ascona, dove la passione non è mai spettacolo, ma lavoro quotidiano, fatica condivisa, senso di appartenenza.
Per Noemi, salire sul ring significa molto più che combattere.
Significa rappresentare la propria famiglia, la propria società e quel pezzo di Ticino che crede nei giovani, nello sport come strumento di crescita e rispetto. Una consapevolezza che si traduce in un sorriso sobrio, in uno sguardo diretto, in quella forza tranquilla che appartiene a chi ha scelto di migliorare ogni giorno, col cuore e con i guantoni.
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Alan Di Bella
Membro del Comitato
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